OGNI SERA il cervello entra in un meccanismo che compromette il sonno

(anche quando dormiamo abbastanza)

È per questo che, guardando dall’esterno, qualcosa sembra “non tornare”.

 

Non è stress.


Non è dormire poco.

 

È un processo che si attiva nelle ore serali e che può impedire al cervello di entrare davvero in modalità recupero, anche quando il sonno sembra normale.

Valentina M. - Dott.ssa in Medicina del Sonno

              tempo di lettura ~ 7 minuti 

*Con la dovuta attenzione, precisiamo che le informazioni presentate sono di carattere generale. Il prodotto descritto non è un dispositivo medico ed è pensato per un utilizzo universale.

Negli ultimi anni, studiando i disturbi del sonno e confrontandomi con ricercatori internazionali, mi sono resa conto che uno dei contributi più importanti a questa comprensione arriva dal 

Dott. Charles Czeisler, professore di medicina del sonno presso Harvard, che ha dedicato anni allo studio del ciclo circadiano e dell’impatto della luce artificiale sul corpo umano.

 

Ripensando al suo percorso, ammette ancora oggi di sentirsi colpevole per non aver condiviso prima una scoperta che, secondo lui, avrebbe potuto aiutare milioni di persone a dormire meglio.

 

Nel corso degli anni, ciò che lo ha colpito di più non è stata la varietà dei casi, ma quanto spesso le persone arrivassero con lo stesso identico problema, pur partendo da situazioni diverse.

 

Secondo la sua esperienza, questo si ripresenta soprattutto in tre tipi di persone:

Chi cerca un modo concreto per migliorare il sonno senza ricorrere a soluzioni invasive

Chi desidera un approccio naturale e compatibile con la vita moderna

Chi ha già provato diverse strategie senza risultati duraturi

È proprio osservando questo schema ripetersi nel tempo che il medico ha iniziato a mettere in discussione molte delle soluzioni proposte dall’industria del riposo, spesso più orientate a gestire i sintomi che a spiegare il problema reale.

 

Per questo ha scelto di ridurre tutto all’essenziale: 

tre concetti chiave che spiegano cosa accade realmente ogni sera nel cervello e perché il sonno profondo è sempre più raro.

Quando l’esposizione alla luce continua anche dopo il tramonto, il cervello interpreta l’ambiente come se fosse ancora giorno e rimanda l’attivazione dei processi notturni.

Gli stimoli luminosi più intensi, in particolare quelli provenienti dagli schermi, inibiscono la produzione di melatonina e impediscono al corpo di ricevere un segnale chiaro che indica l’inizio della notte.

Questa interferenza costante altera il ciclo circadiano, rendendo il sonno più leggero, frammentato e meno rigenerante, anche quando si trascorrono molte ore a letto.

Dal punto di vista biologico, il meccanismo è diretto:

 

La luce, soprattutto nelle lunghezze d’onda più fredde, viene captata da specifici recettori presenti negli occhi e inviata direttamente al cervello.

 

Questo segnale raggiunge una piccola struttura chiamata ghiandola pineale, responsabile della produzione di melatonina.

Quando gli occhi continuano a ricevere luce blu nelle ore serali, il cervello interpreta l’ambiente come “giorno” stimolando la produzione di cortisolo e riducendo drasticamente la produzione di melatonina.

 

Il risultato è un corpo stanco, ma un cervello ancora attivo, che fatica ad avviare un sonno profondo e continuo.

 

Ed ecco spiegato il motivo per cui, se usiamo gli schermi (telefoni, computer, televisioni, tablet) dopo che il sole è tramontato, facciamo fatica ad addormentarci e ci sentiamo stanchi al nostro risveglio.

A questo punto, il quadro è più chiaro.

Capito questo meccanismo, diventa più chiaro perché molte spiegazioni diffuse sul sonno non portino ai risultati sperati.

Il problema non è più capire cosa stia succedendo.

 

Ma rendersi conto che, per molto tempo, l’attenzione è stata spostata sulle conseguenze e non sulla causa...

 

Ore di sonno contate, tecniche di rilassamento, routine serali sempre più complesse… 

 

Mentre il segnale più importante continuava a essere ignorato.

 

E quando la causa resta attiva ogni sera, anche la soluzione migliore finisce per sembrare inefficace.

 

Il problema è che questo meccanismo non è innocuo né occasionale.


Si ripete ogni singola sera.
E più si ripete, più il cervello fatica a funzionare nel modo corretto, compromettendo la qualità del sonno e lasciandoti stanco anche dopo una notte apparentemente “normale”.

Da questa osservazione
nasce una soluzione concreta.

È proprio partendo da questo principio che il Dott. Czeisler ha iniziato ad interrogarsi su come poter ridurre l’impatto della luce artificiale senza chiedere alle persone di stravolgere le proprie abitudini.

 

(Perchè parliamoci chiaro) eliminare schermi e dispositivi dopo il tramonto, non è sempre possibile. 

 

Ma continuare a esporre gli occhi a stimoli luminosi errati significa inviare ogni sera al cervello un segnale che lo tiene in uno stato di “giorno artificiale”.

 

Per questo motivo, negli anni, si è diffuso un approccio sempre più utilizzato anche in ambito clinico e di ricerca: 

 

Filtrare selettivamente le lunghezze d’onda blu e verdi che sono le più critiche della luce artificiale, lasciando passare solo quelle compatibili con i processi notturni (gialle e rosse).
 

In pratica, permettere agli occhi di continuare a vedere, senza però confondere il cervello sul momento della giornata.

 

 

È esattamente su questo principio che si basano gli occhiali sviluppati dal marchio Vocalmy: progettati per ridurre l’esposizione alla luce blu artificiale nelle ore serali, senza interferire con la vita quotidiana.
 

Non agiscono sul sonno in sé, ma sul segnale che lo rende possibile e che lo regola.

La differenza sta nel colore delle lenti

Infatti il loro colore rosso permette di bloccare in modo efficace le lunghezze d’onda blu e verdi, lasciando passare quelle dal giallo al rosso che sono invece ottimali per i processi notturni del cervello e quindi per una produzione ottimale di melatonina.

 

In questo modo, gli occhi continuano a vedere l’ambiente circostante, ma il cervello non riceve più lo stimolo luminoso artificiale

Ora la scelta è TUA!

Opzione 1:

 

Puoi continuare come hai sempre fatto.

Usando computer, telefoni, tablet (o semplicemente la televisione) la sera senza proteggerti, mentre il tuo corpo è stanco e la mente resta accesa e andare a letto sperando che il sonno arrivi da solo.

Opzione 2:

 

Puoi agire direttamente sul problema che ogni sera ti impedisce di riposare, senza dover rinunciare alle tue abitudini e senza sforzarti a “dormire” perchè senti che il sonno non arriva da sè, iniziando a filtrare le frequenze dannose emesse della luce artificiale degli schermi.

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